"Io penso che questa situazione richieda che qualcuno faccia un'azione assolutamente futile e stupida. Si tratta solo di stabilire quale."

















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La foto che fa bella mostra di sé in cima alla pagina, oltre ad essere stata rubata a Marok, è anche quanto di meglio possa rappresentare ciò che avrei voluto per questo raduno. C’è amore, ci sono i South a Phoss, ci sono barriere geografiche che si spezzano, c’è dell’allegro disgusto che sorvola leggero, che si fa quasi farfalla sulle teste dei presenti, c’è il Pelle e naturalmente ci sono io. C’è dell’alcol, ma non si vede perché all’ora in cui è stata scattata la foto era già arrivato al cervello. C’è un palco che si intravede in basso e c’è odore di musica nell’aria. Musica che ormai è finita, arriva il Signor Indian’s ed è ora di andare a casa.
Avevo giurato a me stessa di conservare un ricordo lucido di questa giornata. Di potermi svegliare la mattina dopo ed evitare il supplizio di sentirmi raccontare da voci amplificate, quanto ero stata imbecille la sera prima.
Ci sono riuscita in maniera egregia.
Questo non è un vero e proprio racconto. Non ne ha la forma, i canoni e i toni. Non è altro che una somma di pensieri concepiti tra ieri sera e questa sera, questa sera in cui mi ritrovo sola per la prima volta da venerdì, che questa casa è così vuota e silenziosa perché i miei Amici se ne sono andati via e per quanto sia piccola (perdonate la banalità) non è mai stata così grande e in disordine. Questa sera in cui guardando la libreria non trovo più uno spazio vuoto, ma trovo questo
Questa sera in cui mi sento di nuovo il cuore pieno, proprio come era successo durante il viaggio di ritorno dopo il raduno dell’anno scorso. Cuore pieno, ma anche una punta di amarezza, perché non tutto è andato come doveva andare. Di pensieri ce ne sono stati tanti, di tanti tipi, belli, brutti, piacevoli e fastidiosi. Non mi va di starli ad elencare, anche perché chi era lì con me sa già a cosa mi riferisco, sia per i pensieri belli, sia per quelli brutti.
Voglio solo ringraziare le persone con cui ho condiviso oneri e onori. Gli organizzatori e in particolare la new entry di quest’anno, Klapac, che si è data da fare in modo incredibile, mettendo in questa cosa impegno, idee, fantasia e volontà. So bene che non ci si dovrebbe lodare da soli, ma siamo stati proprio bravi….forse più dell’anno scorso.
Grazie a tutti i presenti, famosi e non famosi, musicisti e non musicisti.
Grazie a mia cugina e a Massimo, che erano lì e hanno provato a conoscere un po’ quel mondo assurdo di cui avevo tanto parlato loro (anche se parte di quel mondo non ha partecipato eccessivamente alla conoscenza). Grazie al mio boss Paolo che è riuscito a raggiungerci come mi aveva promesso e ha pensato bene di portare con sé quel gran bell’uomo di Luca Capitani e anche alcuni tra i migliori soggetti della scuola (senza fare nomi…)
Grazie a chi è venuto da me, mi ha dato un paio di pacche sulle spalle e mi ha detto cose che non mi volevo sentir dire neanche per scherzo.
Grazie ai South a Phoss che sono riusciti ad essere grandiosi come e più dell’anno scorso e grazie anche agli Uomini Col Borsello che oltre ad essere stati grandi sul palco, mi hanno portato un po’ di aria di vicino casa e la casa mi manca tanto.
Grazie agli Elii, particolarmente a Elio, Faso e Christian, per la loro generosità e la loro partecipazione. Un grazie un pochino più grande al Civas.
Grazie alla Bolbo che era lì con noi e grazie a Silvia Panigada. Grazie a tutte le fave note e non note che sono intervenute e, ragazzi, speriamo davvero di farcela anche l’anno prossimo, ma temo che se anche questa volta l’abbiamo evitato di striscio, il Signor Indian’s è già lì che ci aspetta al varco, ma siccome l’amore nel sedere non va più di moda, ormai è passato direttamente alle armi batteriologiche. So che la possibilità che passi da queste parti è quanto di più remoto si possa immaginare, ma se la vita lo portasse qui, gli chiedo pubblicamente scusa per i disordini pubblici e gli prometto che l’anno prossimo a costo di mangiare pane secco e acqua per sei mesi (cit. che verrà còlta da una persona soltanto), pago due gorilla di 130 Kg l’uno e li piazzo davanti al palco.
Ed è arrivata la mezzanotte, domani si torna al lavoro e quindi è meglio che chiuda qui. Mi affido ad altri che sicuramente al posto mio scriveranno di cose migliori, di dame e cavalier, d’arme e d’amori e racconteranno questa giornata in maniera degna. L’unico sunto che posso fare è che per la prima volta da quando questo blog è nato, una storia si avvicina veramente al titolo che porta. Mai caduti così in basso….
Un messaggio per i miei divin fanciulli di Perugia: mi mancate.
