New Animal House

"Io penso che questa situazione richieda che qualcuno faccia un'azione assolutamente futile e stupida. Si tratta solo di stabilire quale."

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lunedì, 18 giugno 2007

Ti sveglierai sull'indaco del mattino

quando la luce ha un piede in terra

e l'altro in mare....


mercoledì, 21 marzo 2007


....regalo.....

Le storie di ieri


Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione
la mascella al cortile parlava
troppi morti lo hanno tradito
tutta gente che aveva capito.

E il bambino nel cortile sta giocando
tira sassi nel cielo e nel mare
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e si mette a sognare
chiude gli occhi e si mette a volare.

E i cavalli a Salò sono morti di noia
a giocare col nero perdi sempre
Mussolini ha scritto anche poesie
i poeti che strade creature
ogni volta che parlano è una truffa.

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo
la mattina legge molti giornali
è convinto di avere delle idee
e suo figlio è una nave pirata
e suo figlio è una nave pirata.

E anche adesso è rimasta una scritta nera
sopra il muro davanti casa mia
dice che il movimento vincerà
il gran capo ha la faccia serena
la cravatta intonata alla camicia.

Ma il bambino nel cortile si è fermato
si è stancato di seguire gli aquiloni
si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani.


Errata corrige

Francesco De Gregori


domenica, 18 febbraio 2007



Grazie. Per tutti gli anni che sono passati, perché c'era la tua voce a cantarne i giorni, i silenzi ed i rumori. Grazie per quelle parole, portate lì da chissà quale mondo lontano. Grazie perché sei tu che mi riporti immagini che avrei senz'altro dimenticato. E tu ieri sera non eri lì, ma in fondo c'eri. Ti ho  quasi sentito scivolare via dalle foto proiettate sullo schermo e camminare tra tutti quei cuori lanciati a battiti veloci, cuori che cercavano in quelle note un pò di te, un pò di quello che regalavi al mondo. E so che tu eri lì anche se i tuoi regali li porgevano mani di altri. Grazie per tutte le lune d'agosto, quando la notte era chiara e i campi si illuminavano a giorno. Grazie per la sabbia appiccicata ai piedi e le notti passate a cantarti da bambina. Grazie per il vento, che se mi fermo ad ascoltarlo sul serio mi porta un pò della tua voce unica. Grazie per aver alimentato i miei sogni e averli resi immortali, grazie per non avermi fatto scordare chi sarei stata domani. Grazie per tutti i "facciamo che io ero". Grazie per tutte le lacrime e il bisogno di "cercarti" in quasi tutto quello che facevo. Grazie per le ninne nanne. Grazie per tutto quello che mi è scivolato via dalle dita, grazie per avermi risparmiato la tortura di guardarlo andare via da me. Grazie per riportarmelo quando ne ho più bisogno, grazie per aver cantato il passato, la libertà, gli ideali e grazie per averci anche creduto. Grazie per aver dato voce a chi non l'aveva mai avuta e grazie per aver sopportato che non sia stata ascoltata fino in fondo. Grazie per avermi fatto innamorare e grazie per avermi aiutato a saper perdere un amore. Grazie per avermi fatto diventare un pò grande senza far allontanare quella traccia infantile che è il rifugio più sicuro che conosca. Grazie per essere custode perfetto dei miei ricordi, grazie perché non avrei potuto affidarli a nessun altro. Grazie per tutto, per la compagnia di ieri, di oggi e di tutti i giorni che verranno. Grazie perché come ci sei stato, so che ci sarai.

Buon compleanno Faber

» Un matto «
(Dietro Ogni Scemo C'è Un Villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


venerdì, 19 gennaio 2007

Come cominciano le giornate....

Viaggio in macchina, direzione lavoro: 47 minuti circa, colonna sonora "ANIME SALVE". E conseguente stato di grazia che ti porta ad ignorare gli altrui clacson, le altrui maledizioni, la gente che si butta in mezzo alla strada e quei simpatici personaggi con una macchina che è lunga due volte la tua e larga tre che ti sfrecciano a un centimetro di distanza rischiando, nel loro passaggio, di portare via il tuo retrovisore sinistro come ricordo sempiterno del vostro breve ma intensissimo incontro lungo le intricate strade della vita. Battito del cuore accellerato nel momento in cui inizia Princesa e sensazione di puro e totale rilassamento muscolare sulle prime note di Khorakhanè, fino ad arrivare a quella piccola impercettibile lacrima sul ritornello strumentale di Anime Salve e a respirare di libertà su quel verso di Smisurata Preghiera

"...per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione, che fra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità. di verità..."

ché quella direzione ostinata e contraria la stai cercando da ventisei anni e te la sei posta come un obiettivo tra i primi, come lo smettere di fumare, come ricominciare prima o poi i corsi di teatro, come riuscire a dare almeno sette esami in un solo semestre...poi a un certo punto arrivi a destinazione, stacchi il frontalino della radio, scendi dalla macchina e la chiudi a chiave. Entri camminando lentamente nel cortile della scuola, più lentamente che puoi, perché in testa ti risuonano ancora quelle parole e le vorresti far durare in eterno. E far durare in eterno quella batteria che introduce i primi versi, perché sai a chi appartengono le mani da cui provengono quei suoni così semplici e poter dare un volto e un sorriso a quelle mani lo senti un pò come un privilegio....e mentre stai pensando a questo ti vedi venire incontro una persona, che lì per lì non distingui, (perché non sia mai che ti tieni gli occhiali addosso quando cammini per strada) ma che avvicinandosi ti sorride in mezzo alla barba bianca e ti dice che ti trova bene e ti chiede se sei contenta di esserti trasferita qui. E prima che tu possa rispondere ti abbraccia e ti da un bacio.

Morale della favola: quanto può cominciare bene una giornata di lavoro se la prima persona che incontri in ufficio è Ellade Bandini, e se un attimo prima di incontrarla stavi lì a sognare come una scema sulle note di una canzone che lui ha suonato mille e più volte?


sabato, 13 gennaio 2007

"Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.

Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?"

Ciao Fabrizio.

(11 gennaio 1999)